18--copywriting.png

Copywriting e parole chiave: scrivere per connettere

"Una parola muore quando è detta, dice qualcuno − Io dico che proprio quel giorno comincia a vivere" (Emily Dickinson). C’è un equivoco che resiste più del necessario: che il copywriting serva a convincere, a persuadere, a vendere a ogni costo. Ma la verità — almeno per chi fa marketing con rispetto e visione — è che il copywriting non è l’arte di spingere, ma l’arte di connettere, di comunicare con chiarezza, di scrivere per qualcuno, non su qualcosa. E in un mondo in cui la soglia d’attenzione è più breve di una notifica, le parole chiave sono il modo per farsi trovare prima ancora di farsi leggere ma, attenzione, non basta scriverle. Serve capire perché usarle e come usarle senza farsi usare da loro.

Cosa si intende per copywriting?

Letteralmente copywriting vuol dire scrivere testi a scopo commerciale. Ogni volta che usi una parola per portare qualcuno da uno stato A (es. “non ti conosco”) a uno stato B (es. “ti seguo”, “ti scelgo”, “ti scrivo”), stai facendo copywriting e no, non serve urlare. Non serve lanciare freccette persuasive contro uno schermo, ma progettare una relazione. Con logica, umanità, e consapevolezza. Un esempio? Il sito di Zalando usa microcopy accoglienti per rassicurare chi acquista: “Resi facili e gratuiti”. Chiaro, empatico, non aggressivo.

Quali sono i diversi modelli di copywriting?

I modelli servono per dare struttura a un messaggio. Non sono gabbie, bensì architetture. Ecco i più usati:
  • AIDA (Attenzione, Interesse, Desiderio, Azione). È la sceneggiatura base di uno spot ben fatto;
  • PAS (Problema, Agitazione, Soluzione). Attenzione: agitare troppo può far perdere fiducia. Noi di I Love Marketing preferiamo usarlo con delicatezza, puntando più sulla consapevolezza che sull’ansia;
  • 4C (Chiaro, Conciso, Credibile, Coinvolgente). Il più vicino allo stile ILMKT. Una scrittura pensata per dire bene, in poco, con impatto e verità;
  • FAB (Feature, Advantage, Benefit). Ottimo per spiegare un prodotto: cosa fa, perché è utile, cosa cambia per chi lo usa;
  • Storytelling. Il modello più antico di tutti. Raccontare una storia è ancora il modo più potente per trasferire un’idea perché attiva emozioni, immagini, memorie.
Ma un bravo copywriter sa che ogni modello è un mezzo, non un fine. Non si tratta di "seguire uno schema", ma di scegliere il linguaggio che risuona con chi legge.

Cosa sono le parole chiave nella SEO?

Le parole chiave sono gli indizi che gli utenti lasciano nella rete per trovare ciò che cercano. Inserirle nel tuo testo vuol dire farsi trovare. Ma senza snaturare la voce. Scrivere per la SEO non è un esercizio di ripetizione, ma un compromesso tra algoritmo e anima, tra cuore e analisi. Un buon copy SEO è come una guida discreta: porta il lettore dove deve andare… ma gli lascia la sensazione di averlo scoperto da solo. TheFork, ad esempio, ottimizza le pagine per ristoranti e città con keyword funzionali come “ristoranti romantici Milano”, “sushi Napoli”, ma costruisce descrizioni evocative, con tono coerente e inviti all’esperienza. SEO e storytelling vanno a braccetto.

Copywriting: le keyword non sono mai tutto… ma senza non vai da nessuna parte

E allora cosa deve fare un’azienda oggi quando scrive i propri copy?
  • Studiare le keyword senza esserne prigioniero.
  • Usare modelli di copy senza renderli cliché.
  • Scrivere con onestà e strategia, con cura e consapevolezza.
  • Trovare il punto in cui la SEO incontra il cuore. Perché è lì che succede la magia.
Se anche tu vuoi trasformare il tuo modo di comunicare, inizia dalle parole… da chi sa usarle per farti trovare. Scrivici su info@ilovemarketing.it
O cercaci su Google. Se ci trovi… saprai che il copy funziona.